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Lo stress sul lavoro e la dipendenza da fumo: il nuovo studio del centro CoEHAR

Fumo CoEHAR

Il CoEHAR è il centro di ricerca multidisciplinare dell’Università degli Studi di Catania, che studia soluzioni scientifiche innovative per la riduzione del danno da fumo. I ricercatori siciliani, diretti dal prof. Riccardo Polosa, questa volta si sono concentrati sul comportamento sul posto di lavoro di due gruppi di fumatori di un’azienda a cui è stato fornito supporto psicologico, terapia farmacologica a base di vareniclina e possibilità di utilizzare dei dispositivi considerati a rischio zero, privi di nicotina, i cosiddetti QuitGo. Di seguito il comunicato stampa fornito da CoEHAR e il link per leggere nel dettaglio i risultati della ricerca.

I benefici della gestualità per chi vuole smettere con il fumo 

Secondo quanto emerge da un nuovo studio condotto su un campione di lavoratori ad alto livello di stress, combinare supporto psicologico, vareniclina e dispositivi a rischio zero (privi di nicotina) può ridurre la possibilità di ricadute e favorire l’addio alla sigaretta in ambiente lavorativo. Negli ultimi 20 anni, l’azione in seno alle aziende a tutela delle risorse umane ha cercato di impostare attività di sostegno e prevenzione per contrastare la tendenza ad assumere cattive abitudini in condizioni di stress e difficoltà. Si deve però aspettare il primo decennio degli anni 2000, per i primi studi in merito alla correlazione tra abitudine tabagica e fattori di stress o di rischio in ufficio, con una ricerca che ha attestato quanto periodi di carico elevato siano determinanti nell’aumento o nella diminuzione nel numero di sigarette fumate quotidianamente.

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Fumo CoEHAR

Purtroppo, nonostante in questo ventennio i tassi di fumatori siano effettivamente diminuiti, o perlomeno assestati, la percentuale di fumatori che con successo riesce a mantenere l’astinenza rimane stabile. Solo una percentuale compresa tra il 30% e il 50% riesce a non ricadere nel vizio nonostante lo stress percepito in ambito lavorativo. Ma cosa succede nel lungo periodo? È possibile combinare un approccio basato su diverse linee di intervento che favorisca la cessazione anche in un luogo, come quello lavorativo, in cui abitudini e atteggiamenti si influenzano vicendevolmente?

Queste sono le domande che si sono posti i ricercatori del CoEHAR, il Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo dell’Università degli Studi di Catania. Le risposte sono nell’innovativo studioImpact of a soft tip nicotine-free harmless cigarette as part of a smoking cessation program with psychological support and varenicline: an integrated workplace smoking cessation intervention”. Lo studio ha rilevato per la prima volta che l’utilizzo di prodotti a rischio ridotto può significativamente ridurre la dipendenza da nicotina, soprattutto in presenza di aspetti comportamentali dannosi.

I risultati dell’analisi del modello logistico hanno mostrato possibilità più alte di smettere alla 24esima settimana nel gruppo che ha utilizzato le QuitGo rispetto a quello con alti livelli di dipendenza da fumo. L’80% di tutti i partecipanti ha dichiarato che avere apprezzato il dispositivo come strumento per combattere i sintomi dell’astinenza. Questa ricerca, prima nel suo genere, ha dunque indagato l’impatto e l’aiuto fornito da dispositivi che mimano la ritualità connessa al fumo, soprattutto in ambienti con alte percentuali di stress o di rischio, come quelli lavorativi.

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